SEO, Web Copywriting

Landing page: 3-1 per l’utente

Svalutare il contenuto delle landing page a favore del posizionamento e trascurare l’utente è il modo migliore di approcciarsi al Web?

Non mi dilungherò nello spiegare cosa siano le landing page, come devono essere scritte tecnicamente o quale sia l’algoritmo presunto per una corretta distribuzione delle keyword nel testo, la cosiddetta “keywords density” ma, al contrario, cercherò di ragionare e provare a capire come queste vengano recepite dall’utente, cioè da noi stessi.

Poniamo il caso di capitare per sbaglio su un sito di local search, come quelli che forniscono gli indirizzi dei servizi, delle aziende e degli esercizi commerciali delle città e che, grazie agli AdSense, monetizzano l’annuncio stesso. Qual è la nostra prima reazione appena ci rendiamo conto di dove siamo capitati e che quel sito non ci interessa? Usciamo immediatamente!

Magari abbiamo cercato “Ospedale Milano” e, tra i primi risultati, grazie a tutte le azioni pro-posizionamento, ci ritroviamo in un sito del genere.

Sono ormai molti i siti che cercano di monetizzare attraverso gli AdSense. Scocciati usciamo da quel sito e dobbiamo iniziare la ricerca da capo, e può capitare di incappare in molti di essi prima di trovare le notizie che ci servono: il Web che fino a poco tempo fa ci permetteva di reperire molto velocemente le informazioni ora ci fa perdere tempo.

Da mezzo di comunicazione planetaria in cui fare e ricercare comunicazione, il Web si sta trasformando in un mero mezzo di business.

Ma cosa può fare chi scrive landing page per non irritare quell’utente su mille che magari proverà a leggere il testo scritto per il posizionamento sui motori di ricerca pensando invece che sia per “lui”?

Credo che avere un minimo rispetto per questo povero utente a digiuno di nozioni di SEO o di SEM sia il minimo: scrivere un testo che abbia un senso anche per lui, in cui possa ritrovarsi, che non lo faccia sentire uno strumento in balia di un mercato che non conosce potrebbe essere un inizio, un ritorno alla vera comunicazione, provare per lo meno a farlo sorridere o ridere quando per sbaglio ci legge. Oltre il danno la beffa: 1) non solo questo utente non trova quello che cerca ma, in più, 2) si irrita per la perdita di tempo e 3) per essere stato preso in giro.

Credo si stia perdendo sempre più di vista che gli utenti sono i nostri potenziali clienti o il nostro tramite per guadagnare, credo non si debba dimenticare che senza gli utenti che cercano non esisterebbe mercato, saranno ancora loro a cercare informazioni quando sul Web, il mercato sarà saturo e la moda del monetizzare sarà esausta…

Perché si, un giorno accadrà, gli algoritmi cambieranno, ci saranno norme di regolamentazione chiare, le informazioni reali saranno sempre meno se confrontate con siti di puro business e il nostro guadagno sarà sempre minore fino ad arrivare ad esaurirsi… E, se anche gli utenti cominceranno a snobbarci tornando ad affidarsi alle care e vecchie pagine gialle o al cellulare?

E’ vero…. Esaurito questo business se ne troverà un altro ma non credo che il Web possa essere una fonte inesauribile di ricchezza, una moderna Eldorado o il regno in cui tutto è concesso. Pensiamo fin da ora agli utenti perché in fondo anche noi lo siamo e quanto ci arrabbiamo quando cerchiamo qualcosa e finiamo in qualche sito, magari un nostro diretto concorrente, che ci fa perdere tempo e ci prende in giro con testi scritti per un motore di ricerca e non per noi?

Io molto, e voi?

Paola Borrescio

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